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4 settembre 1972: alle Olimpiadi di Monaco di Baviera insanguinate dai terroristi, un giovanissimo Pietro Mennea conquista la medaglia di bronzo nei 200 metri piani

“In quello straordinario lunedì 4 settembre 1972, alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, un giovanissimo Pietro Mennea conquistò la medaglia di bronzo nei 200 metri piani, rivelandosi per la prima volta al panorama atletico mondiale dopo una serie di prestazioni in crescendo registrate proprio nei primi mesi di quell’anno. A soli 20 anni, il velocista di Barletta chiuse la sua prima finale olimpica con il tempo di 20″30 e vivendo un’avventura che raccontò nel libro, uscito postumo, sulla tragedia dei terroristi al villaggio olimpico ed il massacro degli israeliani ad opera dei feddayn”. Così il giornalista e divulgatore Nino Vinella ricorda nel volume “La Gazzetta del Mezzogiorno racconta Pietro Mennea”.

Davanti a lui si piazzarono due giganti della velocità dell’epoca: medaglia d’oro il sovietico Valerij Borzov (20″00) e argento lo statunitense Larry Black (20″19). Quella gara segnò l’inizio della leggendaria carriera olimpica del giovane Mennea su questa distanza (che lo vedrà poi vincere l’oro a Mosca 1980), accompagnato in questa sua prima uscita dal prof. Franco Mascolo…Tuttavia, i Giochi del 1972 passarono alla storia anche per il tragico attentato terroristico al Villaggio Olimpico contro la delegazione israeliana, avvenuto proprio nella notte tra il 4 e il 5 settembre, poche ore dopo il trionfo del campione azzurro”.

LA STORIA – Nell’estate del 1972 si tenne la ventesima edizione delle Olimpiadi, nella città tedesca di Monaco di Baviera. La Germania sperava di riscattare i Giochi del 1936, che aveva ospitato a Berlino in pieno periodo nazista. Purtroppo però, anche nel ’72 alcuni fatti di cronaca non sportiva si presero la scena. Nella notte tra il 4 e il 5 settembre, una pattuglia di terroristi palestinesi fece irruzione nel villaggio olimpico e prese in ostaggio undici atleti israeliani. Due furono uccisi subito mentre gli altri persero la vita poche ore dopo, nello scontro con la polizia tedesca all’interno di un aeroporto.

Il ventenne Pietro Menna si trovava lì, con la squadra italiana di atletica: proprio il giorno prima aveva vinto la medaglia di bronzo nella finale dei 200 metri. Il corridore pugliese ha poi avuto una brillante carriera, prendendo parte ad altre tre Olimpiadi. Successivamente si è dato alla politica ed anche alla scrittura, tre i suoi libri: 19’72’’. Il record di un altro tempo (2008), La corsa non finisce mai (2012) e poi questo Monaco 1972 che purtroppo non ha potuto pubblicare di persona, essendo morto nel marzo 2013.

Nel 2020 la moglie Manuela ha rispolverato il lavoro lasciato in bozza e Colonnese Editore ha raccolto l’invito, dando alle stampe il terzo libro di Mennea. In cui lo sport fa da sfondo ma non è il protagonista principale: lo si capisce già nell’introduzione curata dall’ex magistrato Ferdinando Imposimato, difficile da leggere senza una pregressa conoscenza geo-politica. Nelle prime ottanta pagine (in totale sono 226), Mennea riporta alcuni stralci del suo diario da Monaco e passa in rassegna i protagonisti principali di quei Giochi. Su tutti il nuotatore americano Mark Spitz e il velocista sovietico Valerij Borzov, che si distinsero nettamente. Poi si passa alla cronaca nera e il testo assume un tono ben diverso.

L’autore ripercorre i fatti incriminati, li contestualizza storicamente e ne descrive le conseguenze. Negli anni Settanta, i servizi segreti israeliani (Mossad) risposero per le rime all’episodio di Monaco, imbastendo l’Operazione “Vendetta di Dio” che macchiò ulteriormente il già difficile rapporto con i palestinesi. Mennea si è documentato con ampiezza e prova ad offrire il quadro più completo possibile. Più che un vero e proprio libro di sport, il suo è un tentativo di fare memoria e dunque, in qualche modo, anche giustizia verso quelle persone che morirono ingiustamente. La lettura non è semplice, ci sono tanti riferimenti a terroristi e gruppi terroristici, talvolta si rischia di perdere il filo del discorso o di non tenere a mente tutto. Ma gli spunti di riflessione non mancano.

Sul tavolo non c’è solo la questione mediorientale ma anche il tema del doping, altro protagonista oscuro di quelle Olimpiadi. Oppure l’operato del Comitato Internazionale Olimpico (CIO), non sempre limpido. Ai problemi di natura etica si accompagna dunque la denuncia politica, rivolta anche alle autorità tedesche che non garantirono la necessaria sicurezza per un evento come i Giochi. Mennea non si tira indietro, prende posizione, insiste alla ricerca di verità anche scomode, che hanno segnato tragicamente la storia dello sport e del mondo intero.

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