Mentre il primo governo Cossiga — entrato in carica ad agosto — si trova ad affrontare la mobilitazione dei sindacati e scioperi di treni, ospedali ed enti pubblici contro il carovita e per la difesa della scala mobile, un giovane di Barletta (figlio di un sarto e di una casalinga) riesce a conquistarsi una foto in bianco e nero in prima pagina sul Corriere della Sera del 13 settembre 1979, che richiama i due articoli pubblicati a pagina 31. Il giorno prima quel ragazzo, che si era fatto conoscere ai Giochi di Monaco 1972 conquistando un eccellente bronzo in 20”30 nella finale dei 200 metri dominata dal sovietico Valery Borzov, stabilì un record mondiale che sarebbe rimasto imbattuto per 17 anni (battuto il 24 giugno 1996 dallo statunitense Michael Johnson, che corse in 19″66 durante i Trials Usa in vista delle Olimpiadi di Atlanta 1996, ndr), con un tempo che ancora oggi è primato europeo di specialità: Pietro Menna corse infatti i 200 metri in 19”72 alle Universiadi di Città del Messico, polverizzando il precedente primato di Tommie «Jet» Smith (19’’83).
Una vittoria che giunge quasi inaspettata: «Dopo una semifinale corsa malamente in 20’’04» e «il presunto crollo psicologico», la «Freccia del Sud» regala «una gara perfetta» ai pochi spettatori presenti. La gara venne programmata a un orario inusuale e con scarso interesse del pubblico locale. Come ricorda Daniele Parolini, l’azzurro partito dalla quarta corsia «ha percorso la traiettoria della curva con una compostezza eccezionale, infatti non si sono viste le sue braccia agitarsi per mantenere l’equilibrio», aiutato anche dal vento. E alla fine il responso cronometrico è stato strabiliante. Dopo il successo, Mennea non aveva trovato parole per commentare la sua impresa, ma si era lasciato a qualche considerazione solo mentre si preparava a correre la staffetta 4×100: «Non ci speravo più di battere il record mondiale e nemmeno di migliorarmi. Ho passato una giornata un po’ giù di corda e mentre mi avviavo ai blocchi ho riflettuto che questa era la mia ultima occasione. Dalla partenza indovinata alla curva ben riuscita ho tratto la convinzione che stessi facendo un grosso tempo e quindi ho spinto fino alla fine», riporta ancora Parolini, che ricorda come la «Freccia del Sud» non avrebbe voluto battere Smith, la persona che ammirava di più nell’atletica leggera («Si tratta evidentemente di un omaggio al grande campione negro ma non di una reale volontà dell’atleta di Barletta», commenta la firma del quotidiano).
