Michele Spadaro è il fondatore del Ciao Club di Barletta, il cui simbolo porta nome e volto di Pietro Mennea, con autorizzazione avuta dalla moglie del campione. Ma gli appassionati sono sparsi in tutta la regione.
Il primo lo ha comprato 26 anni fa. E da allora non si è più fermato. Risultato: ha messo insieme qualcosa come 60 motorini, tutti rigorosamente “Ciao”. Lui, Michele Spadaro, racconta il colpo di fulmine con il simbolo della gioventù italiana su due ruote a partire dal lontano 1967. Un amore a prima vista che lo ha portato a diventare presidente del Ciao Club Barletta e vicepresidente nazionale di Ciao Club Italia. Galeotta fu una bancarella di ricambi e moto d’epoca nel 2010 durante la Mostra Scambio all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola.
«Da quel momento è cominciato a collezionarli», dice Spadaro, che per conserva i modelli più rari in un garage. «Il modello più datato che possiedo – racconta – è del 30 ottobre 1967, praticamente il primo mese di produzione: ha un telaio a quattro cifre. Tra quelli che oggi hanno più valore ci sono i prima serie C7 e C9, con fanale tondo e forcella rigida come la bicicletta, prodotti tra il ’67 e il ’69».
Non mancano anche altri modelli ricercati dai collezionisti. «Stanno prendendo sempre più risalto anche le versioni Special Lusso SC e R – spiega – mentre i più diffusi per l’uso quotidiano sono i PX e i DE, che sono anche quelli che utilizzo più spesso».
La collezione di Spadaro copre quasi quarant’anni di storia del ciclomotore Piaggio. «Nel garage ho i modelli da museo, dal 1967 fino all’ultimo prodotto nel 2006. Quelli che utilizzo in città invece li tengo nel box sotto casa». e aggiunge «dai telai fuori uso dei motori, faccio degli sgabelli d’arredo», dando anche un segnale ambientalista.
Accanto alla collezione, Spadaro ha anche trasformato la passione in un progetto associativo. Nel 2024 ha fondato a Barletta il Ciao Club attraverso l’associazione “Ciaolandia Sogni e Motori Lab”, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alla meccanica e alla cultura dei ciclomotori storici. La sua attività di divulgazione è arrivata anche sulla rivista nazionale L’Officina del Vespista, con un articolo dedicato al Ciao “Arcobaleno”. Il simbolo del Ciao Club di Barletta porta nome e volto di Pietro Mennea, con autorizzazione avuta dalla moglie del campione durante il “Mennea Day”, Manuele Olivieri.
Se Barletta è stata la scintilla del movimento pugliese, nel Foggiano la passione si è trasformata in una curiosa ricerca cromatica. Gianluca Paradiso, referente del club di Torremaggiore, sta costruendo infatti una collezione molto particolare: una raccolta basata sui colori originali del Ciao.
«Per noi ragazzi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta il Ciao è stato una rivoluzione – racconta – sembrava una bici ma ti permetteva di spostarti ovunque. Era il primo passo verso l’indipendenza».
Paradiso oggi possiede diversi esemplari e li seleziona proprio in base alle tonalità storiche. «Sto cercando tutti i colori pastello prodotti negli anni Settanta. Ho circa quindici Ciao e l’idea è avere una collezione completa delle varianti cromatiche di quell’epoca».
Nel Salento il fenomeno sta invece attirando anche nuove generazioni. Andrea Capone, referente del Ciao Club Lecce, racconta orgogliosamente la storia di uno dei soci più giovani. «Abbiamo affiliato un ragazzo che non ha ancora diciassette anni. Si è comprato un Ciao e, seguendo tutorial su YouTube insieme al padre, ha smontato e rifatto completamente il motore».
Un episodio che per Capone rappresenta il vero spirito dei club. «Molti pensano che i ragazzi oggi siano sempre davanti al telefono. Invece queste passioni possono riportarli a qualcosa di concreto e manuale, come lavorare su un motorino».
Accanto a queste storie ci sono poi gli altri referenti pugliesi che contribuiscono alla crescita del movimento. Nel Brindisino, ad esempio, Demetrio Carriero del Ciao Club Mesagne racconta il legame affettivo con il cinquantino: «Il Ciao per noi ragazzi è stato libertà. A quattordici anni ci permetteva di uscire dal paese e andare al mare».
Anche nella provincia di Bari il movimento continua ad allargarsi. A Putignano il club guidato da Pietro Bianco è nato da poco ma raccoglie già diversi appassionati. «Mi piace utilizzare questi mezzi dell’epoca – spiega – perché con i motorini moderni si è perso il rapporto con la meccanica. Prima dovevi saper intervenire, fare la carburazione, risolvere i problemi».
Il risultato di queste iniziative è una rete sempre più estesa. In poco tempo la Puglia è diventata l’unica regione italiana in cui ogni capoluogo di provincia ha almeno un Ciao Club, un dato che la pone tra i territori più attivi nel panorama nazionale. L’esperienza pugliese ha infatti contribuito ad accendere nuove realtà nel Centro-Sud, favorendo la nascita di club anche in Sicilia, con le recenti aperture di sezioni a Siracusa e Messina.
