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Quelle bistecche di Pietro Mennea…che lo fecero diventare campione: l’aneddoto di Vanni Loriga

“Quelle bistecche del giovane Pietro Mennea… che lo fecero diventare campione. Era infatti proprio lui a ricordarsi sempre della propria alimentazione, come la pasta al forno consumata a Salerno prima di stabilire uno dei primi record fra gli Allievi con indosso la canotta AVIS. Aneddoto riferito nello Speciale del TG Uno in seconda serata domenica 20 settembre ma dove gli autori di soggetto e sceneggiatura hanno dimenticato proprio le… bistecche giovanili”. Ce ne parla il giornalista e divulgatore Nino Vinella.

“Vanni Loriga e l’aneddoto delle bistecche di Pietro Mennea rappresentano una delle storie più iconiche e ruspanti dell’atletica leggera italiana degli albori del mito della “Freccia del Sud”. Il legame tra questi elementi ruota attorno a due celebri aspetti della carriera del velocista barlettano: l’origine del tormentone sulle bistecche risale al 1968 ad Ascoli Piceno. Il prof. Franco Mascolo, che allenava il talento di un sedicenne – scoperto dal suo insegnante di educazione fisica Alberto Autorino – e allora esilissimo Pietro Mennea, lo propose al leggendario allenatore Carlo Vittori per un raduno collegiale della nazionale.

Vittori, guardando quel ragazzo magrolino e privo della struttura muscolare dei velocisti tradizionali, liquidò la proposta con una frase rimasta scolpita nella storia dello sport italiano: “Questo ragazzo ne deve ancora mangiare di bistecche. Pensi a ingrassare, poi eventualmente ne riparleremo.” La profezia fu ampiamente smentita: Vittori lo convocò a Formia già a dicembre di quello stesso anno, diventando poi la guida fondamentale della sua straordinaria carriera.

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Monaco 1972, un Mennea ormai cresciuto e irrobustito vinse la medaglia di bronzo nei 200 metri. In quel periodo il dibattito sulla stampa sportiva si concentrò proprio sulla sua evoluzione fisica. I quotidiani dell’epoca riportarono le parole dei dirigenti della FIDAL (tra cui Primo Nebiolo), i quali ironizzavano sul fatto che Mennea avesse messo su quattro chili di muscoli, sintetizzati giornalisticamente come «quattrocento chili di bistecche in più»che avevano finalmente cancellato l’iniziale frugalità del ragazzo di Barletta.

Il ruolo di Vanni Loriga

Il compianto Vanni Loriga, storico giornalista sportivo, firma storica del Corriere dello Sport ed ex ufficiale-tecnico militare, è stato uno dei più grandi narratori e “menneologi” del nostro sport. Loriga ha seguito Mennea fin dai suoi primissimi passi in pista e ha spesso rievocato e documentato questi aneddoti nei suoi articoli, nelle sue rubriche e durante le presentazioni dei libri dedicati al campione olimpico. Loriga amava ricordare Mennea non solo come un “fenomeno d’altri tempi”, ma come l’esempio perfetto di un atleta costruito sul totale sacrificio, sulla fatica e su una determinazione feroce, capace di trasformare quel “ragazzo che doveva mangiare più bistecche” nel più veloce del mondo.

L’aneddoto sulle bistecche di Pietro Mennea e il prof. Ruggiero Lattanzio appartiene alle tappe fondamentali della giovinezza e della formazione della “Freccia del Sud” a Barletta. Il professor Ruggiero Lattanzio, stimato primario chirurgo dell’Ospedale Civile di Barletta, era all’epoca il carismatico presidente del G.S. AVIS Barletta, la società sportiva in cui un giovanissimo e apparentemente fragile Mennea mosse i suoi primi, storici passi nell’atletica leggera.La storia delle bistecche. Agli inizi della sua carriera, Pietro Mennea mostrava un talento straordinario ma aveva una struttura fisica esile e decisamente refrattaria a mettere su massa muscolare. Il prof. Lattanzio stravedeva per quel ragazzo e ne sosteneva con forza la crescita umana e sportiva. Vedendolo così magro e sottoposto a allenamenti massacranti, Lattanzio insisteva continuamente sul fatto che il ragazzo dovesse nutrirsi di più e mangiare sostanza, in particolare abbondanti porzioni di carne e bistecche, per irrobustire il fisico.

L’ironia di Nebiolo: Questo “regime forzato” a base di carne divenne celebre nell’ambiente dell’atletica.

Lo storico dirigente sportivo Primo Nebiolo, vedendo i costanti miglioramenti fisici del velocista pugliese, sintetizzò ironicamente la sua crescita dicendo che il corpo di Mennea aveva guadagnato “quattrocento chili di bistecche in più”, che avevano finalmente cancellato le storiche frugalità degli inizi a Barletta.

Il legame indissolubile con l’AVIS e Lattanzio

Per Mennea, il prof. Lattanzio non fu solo un presidente societario, ma un vero e proprio padre sportivo e mentore di etica. Il professore gli trasmise i valori della solidarietà, del sacrificio e della totale avversione a qualsiasi scorciatoia medica. Questo legame era così profondo che Mennea, per profonda gratitudine verso Lattanzio e per i valori del dono del sangue, rifiutò a lungo di indossare maglie di club più ricchi o blasonati del Nord, rimanendo fedele fino all’ultimo alla casacca dell’AVIS Barletta finché le dinamiche del professionismo glielo resero possibile.

Il legame tra Pietro Mennea e il Prof. Ruggiero Lattanzio rappresenta una delle pagine più belle e significative della storia sportiva e sociale di Barletta.

Il Prof. Lattanzio, illustre chirurgo e primario dell’Ospedale civile “Umberto I”, fu il fondatore dell’AVIS Barletta e del suo storico Gruppo Sportivo nel 1952. Fu proprio all’interno di questa realtà che il giovanissimo Mennea mosse i suoi primissimi passi nell’atletica leggera. Insieme al tecnico Franco Mascolo e al marciatore Cosimo Puttilli, il Prof. Lattanzio fu uno dei grandi “tutori” e mentori della giovinezza di Mennea. Ne intuì non solo il potenziale atletico, ma anche lo spessore umano.

I Valori Etici: Lattanzio guidava il Gruppo Sportivo promuovendo la solidarietà e il legame profondo con la donazione del sangue. Mennea corse come tesserato e “pupillo” dell’AVIS fino al 1972, crescendo secondo sani principi etici, morali e di totale rifiuto delle scorciatoie.I primi Record a Barletta: Fu proprio sulla pista dello stadio di via Vittorio Veneto a Barletta, nel luglio del 1972, che un giovane Mennea (ancora strettamente legato all’AVIS e a Lattanzio) stabilì i suoi primissimi record storici nei 150 metri e nella staffetta 4×200.

Oggi Barletta unisce spesso il ricordo di queste due straordinarie figure. Nel 2015 è stato inaugurato il Monumento al Donatore, dedicato alla memoria sia del Prof. Lattanzio sia di Pietro Mennea, simboli imperituri di generosità, sacrificio e riscatto per l’intera comunità. L’espressione “le bistecche di Pietro Mennea” si riferisce al celebre consiglio dato dal suo storico allenatore, Carlo Vittori, che vedendo quel giovane mingherlino di Barletta esortava a “mangiare tante bistecche” per acquisire la forza e la potenza necessarie a diventare un campione della velocità.Il legame tra la “Freccia del Sud” e la carne.

Il consiglio di Carlo Vittori: Quando il tecnico incontrò per la prima volta il giovane Pietro Mennea, caratterizzato da un fisico apparentemente gracile, lo incitò bonariamente a mangiare più carne e bistecche per sostenere i duri allenamenti e colmare il divario fisico con i grandi velocisti internazionali.

L’etica del sacrificio: Quel suggerimento è diventato parte del mito e della cultura popolare legata a Mennea, simbolo di una determinazione ferrea e di una preparazione atletica costruita sulla costanza, sul lavoro duro e su un’alimentazione tradizionale.

 

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