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Varenne, il mito del capitano e dell’Italia che sa vincere

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Varenne, il mito del capitano e dell’Italia che sa vincere

“Lassù nell’Olimpo dello Sport ora abita anche Varenne. Ma un essere che non è umano può avere la grandiosità di Meazza e Coppi, Pietro Mennea e Consolini, Tazio Nuvolari e Paolo Rossi?”

Può un cavallo entrare nel grande cielo dei più grandi di tutti gli sport? Sí, se è Varenne, se è il capitano, se è il figlio del vento può e deve.
Per questo, non sembri eccessivo accostare il più fantastico cavallo di tutti i tempi, il più forte trottatore mai apparso tra noi ma pur sempre un cavallo, agli immortali. Ma è esattamente questo che adesso faremo: nel dirvi, e nel dirci, che Varenne è un fuoriclasse, è quel sogno di desideri, un miracolo terreno e laico, una creatura non di questo mondo che pure, questo mondo, ha arricchito di bellezza.
Le barriere dell’immaginario sportivo e dei loro schemi che non prevedono se non umani, il cavallo delle nostre emozioni li ha abbattuti, frantumati. Fulminati come la sua corsa formidabile, il suo trotto irripetibile.
Eppure quando apparve per la prima volta su una pista non fu così.
Varenne era stato protagonista di una prova sfortunata, ma Enzo Giordano, che lo scoprì, volle credere in lui. Raccolse tra familiari e amici la somma necessaria per acquistarlo. Un’intuizione diventata leggenda.
Fortissimo il suo legame con Napoli: il cavallo più forte di tutti i tempi, per qualcuno il Maradona del trotto, è stato soprattutto il campione di Enzo Giordano, l’imprenditore partenopeo che visse per Varenne e Varenne per lui, il cavallo protagonista di tre pomeriggi entrati nella storia dell’ippodromo di Agnano.
L’intreccio amorevole con la città si costruì al Gran Premio Lotteria, una delle quattro corse del grande slam internazionale: Varenne lo vinse per tre anni consecutivi, dal 2000 al 2002, sempre con Giampaolo Minnucci in sulky e il finlandese Jori Turja come allenatore. E poi l’Amerique e poi il resto è ancora di più.

Sono stato il redattore capo dello Sport al Mattino. Varenne segnò i giorni fantastici degli amanti dell’ ippica e riempì con i suoi trionfi le pagine del giornale. Noi ragazzi di via Chiatamone che componevano la redazione Sport imparammo a conoscere il vero segreto e significato di quella che si chiama leggenda sportiva. E non fu un essere umano a segnare le parole scritte sui nostri taccuini e i nostri articoli, ma un cavallo chiamato uomo.
Varenne è morto oggi. Aveva 31 anni e da marzo 2025 viveva a Eboli, nell’allevamento Lj di Dario De Angelis, dove ha trascorso l’ultima parte della sua vita.
Una speranza da vivere, questo sarà ancora e per sempre Varenne. Noi siamo solamente quelli che lo hanno visto e raccontato.

 

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